Un campo di pallone in regalo

Da bambino giocavo per strada. All’epoca i quartieri erano pieni di bambini. I videogiochi erano nei bar e noi eravamo troppo piccoli per entrarci da soli e comunque richiedevano soldi ed i pochi che avevamo settimanalmente servivano per le figurine dei calciatori o per le biglie. A casa alcuni avevano il Commodore 64. Io ero tra questi, ma mia madre odiava vedere tutti quei cavi in cucina - quelli che servivano a collegarlo al televisore, al mangianastri, al trasformatore - quindi potevo giocarci raramente. E poi la strada era più divertente.

 

UNA MACCHINA LASCIATA LA' DI NOTTE NON SAREBBE STATA RITROVATA LA MATTINA SEGUENTE

 

Il nostro campo da calcio era il parcheggio dell’Upim. Lo costruirono dove prima c’era uno spazio di detriti, pietre e rifiuti. Giocavamo anche su quelli. L’apertura dell’Upim fu una grande novità per Altamura - è questa la mia cittadina natale. C’era già la Standa, ma era in centro, era un’altra cosa. La costruzione del parcheggio all’aperto, un grande rettangolo d’asfalto accessibile gratuitamente 24/7, fu una vera è propria rivoluzione urbana. Se non altro dal punto di vista estetico. Tenete conto che tutti chiudevano le macchine nei box e che nessuno usufruiva del parcheggio del tutto. Una macchina lasciata là di notte non sarebbe probabilmente stata ritrovata la mattina seguente. Ma negli orari di apertura dell’Upim il parcheggio si riempiva di auto dei clienti, in numero diverso a seconda dei giorni. 

 

FU COME SE DAL NULLA QUALCUNO CI AVESSE REGALATO UN CAMPO SPORTIVO

 

La vera trasformazione alla vita di quartiere, però, non la vissero i proprietari delle auto, ma noi bambini. Fu come se qualcuno ci avesse regalato dal nulla un campo sportivo! Ogni pomeriggio e sera e, durante le vacanze estive fin dalla mattina - ci sfidavamo a partite di calcio. Segnate le linee di gioco e le porte con due grossi pezzi di tufo messi per terra - non so per quale misterioso motivo, ma ce n’erano sempre a disposizione - si formavano le squadre. La procedura era sempre la stessa: due capitani, i più bravi, facevano la conta e sceglievano i giocatori uno alla volta ed ovviamente in ordine di bravura. Io, data la mia scarsità al gioco, ero sempre tra gli ultimi o tra le riserve, ma l’importante era esserci. Possedere un pallone aggiudicava di diritto la partecipazione al gioco, almeno finché il pallone non veniva tagliato, per disperazione, in due dal padre di Fedele, un nostro amico di gioco che abitava oltre il muretto dietro una delle due porte.

 

INVITAVAMO I CLIENTI A NON PARCHEGGIARE A CENTRO AEREA... SE NON ALTRO PER EVITARE AMMACCATURE

 

Altamura è in collina ed il parcheggio era in dislivello. Le squadre si alternavano: un tempo in salita, e vi assicuro che sotto il sole non era affatto una passeggiata, e l’altro in discesa il che significava dover avere un ottimo controllo della palla per non lasciarsela sfuggire e recuperare, cioè rientrare in difesa a coprire, in salita! Insomma un bell’allenamento quotidiano. E in più con le macchine che parcheggiavano. Invitavamo i clienti a non parcheggiare a centro area, né in prossimità delle porte, se non altro per evitare ammaccature. 

Il ricco proprietario dell’UPIM, grande nostro nemico, arrivava all’improvviso sgommando, parcheggiava la sua grossa BMW e in abito elegante ci rincorreva per evitare che continuassimo a giocare e a sfasciare auto. Messo in salvo il pallone e dileguatici in ogni direzione, lo lasciamo al centro del campo a maledire il giorno in cui aveva deciso di investire in quel parcheggio.

 

L'UNICO VERO CAMPO DI CALCIO POPOLARE E GRATUITO

 

Oggi ad Altamura non ci sono più bambini a giocare per strada. I genitori considerano le strade poco sicure e  le macchine sono aumentate a dismisura. In più la crescita urbanistica della città ha mangiato ogni spazio ed ogni quadrato di verde. 

E il parcheggio? L’Upim diventò Standa o qualcosa del genere e, ad onor del vero, oggi non so nemmeno cosa ci sia là. Al posto del parcheggio, l’unico “vero” campo di calcio popolare e gratuito nel centro del quartiere, ora c’è un palazzo. 

 

Fischio dell'arbitro. Mi spiace ragazzi, ma la partita è finita.