Dare ordini

Un leader deve anche saper dare ordini, ma ricevere ordini non piace a nessuno.

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Come fare? Partiamo dicendo che ci piacciono i leader che sono in prima fila, che sanno dare l’esempio, che sanno ascoltare e che sanno essere sempre di supporto al proprio team.

Ciò non toglie che uno dei compiti di un leader sia quello di guidare il gruppo, di suddividere i compiti e di dare ordini!

 


Sapere come fare, utilizzare la formula giusta può aiutarti a non indisporre il tuoi collaboratori.

Facciamo un esempio di uno scenario possibile.

Siete il leader di un’azienda e, entro un’ora, sta per cominciare la conferenza stampa di presentazione di un vostro importante progetto. Si aspettano, quindi, giornalisti, autorità, il boss dei boss e chi più ne ha, più ne metta.

Supponiamo ancora che, causa un imprevisto, siete terribilmente in ritardo e ci sono ancora le cartelline e i badge da preparare, i posti da riservare e soprattutto il buffet da allestire. La sfortuna ha voluto che anche il bar di fiducia fosse oggi senza personale sufficiente e non ha nessuno a cui poter affidare la consegna dei tramezzini.

Ora, il tuo team è composto da gente super qualificata, ingegneri, avvocati, commercialisti e dare ordine di andare a ritirare i tramezzini è molto imbarazzante.

Come chiedere e soprattutto a chi chiedere!

Un bel problema. Immagina cosa potrebbe succedere se dicessi: “Dott.ssa Rossi, potrebbe occuparsi di andare a ritirare i tramez… “ oppure “Ing. Bianchi, ci sono dei tramezzini che andrebbero ritirat… “. Già sento i sindacati bussare alle porte!

In questo caso la comunicazione intelligente ci viene in soccorso.

Guarda il tuo team, chiedi un momento di attenzione e chiedi: “Abbiamo un problema con il buffet. Dal bar non possono mandare nessuno. Avrei bisogno di qualcuno che vada a ritirare i tramezzini”.

Za za! Il gioco è fatto. Stai dando un ordine senza darlo. Stai chiedendo un aiuto, stai facendo appello al senso di responsabilità della tua squadra, stai dando a loro la possibilità di scegliere.

La formula “Avrei Bisogno di” è quindi la formula vincente.

Mettila in pratica e vedrai che avrai grandi risultati.

Ora avrei bisogno che condividessi questo link con tutti i tuoi amici ;)

 

Alla prossima

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Conduci il gioco

Chi conduce la conversazione è colui che sa far domande.

Le domande sono un gioco stimolante per il cervello e ti permettono di scoprire molte cose del tuo interlocutore.

 

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É necessaria, a questo punto, una premessa.

Le persone amano parlare di sé, amano raccontarti quello che fanno, i loro amori, le loro passioni.

Ogni genitore, per esempio, ama parlare dei propri figli, specialmente se piccoli.

Quante volte ti tocca vedere interi album di foto e video sui cellulari?

Potremmo parlare di “comm-YOU-nication”, cioè di una conversazione sbilanciata verso chi ti sta di fronte.

I riflettori sono puntanti su di lui e non su di te e questo va benissimo.

Facendo domande, potrai mettere a tuo agio il tuo interlocutore, imparare, scoprire quello che gli piace e, ancora,  quali sono i suoi bisogni e questo, in caso di vendita, è fondamentale!

Se non scopri i bisogni del tuo cliente, non potrai mai trovare il modo di soddisfarli.

Un consiglio: le domande devono essere “aperte”, cioè domande che non prevedano risposte “secche”, del tipo “sì-no”.

 

Per esempio: cosa ti ha spinto a visitare l’Italia? Come ma hai preferito visitarla in inverno anziché in estate”, etc.

Il perché potrebbe creare imbarazzanti silenzi e porvi di fronte al muro del: perché sì, perché no, o peggio, del perché il Papa non è Re!

 

 

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Conferenze, che disastro!

Le conferenze sono spesso un disastro!

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M’intrufolo spesso a conferenze di vario tipo, un po’ per curiosità e un po’ per capire quello che funziona e quello che non funziona.

Mi torna molto utile durante i miei corsi.

Quello che vedo è che una grande percentuale delle persone che parla in pubblico non ha idea di come si stia su un palco.

E lo si nota nei primissimi secondi.

Voglio essere chiaro, questo non ha nulla a che fare con il livello di preparazione dell’oratore.

Ho avuto il piacere di apprendere cose che non sapevo, ma con che fatica! Anche chi è abituato a presentare da anni risulta spesso noioso, incapace di creare una relazione col pubblico, preso dal suo discorso e dalle sue slide, senza che se ne renda conto.

Il palco ha delle regole ben precise e, al solito, non dimentichiamoci che lo scopo di tenere una conferenza è proprio quello di poter condividere col publico delle conoscenze.

Se si rimane chiusi nella propria bolla di competenze, senza far sì che nessuno possa accedervi con piacere, tutto il lavoro rimane inutile.

Ci sarebbe tanto da dire e mi riprometto di parlarne in altri articoli del blog, ma un primo consiglio è quello di utilizzare meno del tempo che vi hanno concesso.

Se dovete parlare per 60 minuti, parlate per 45, 50 minuti.

Utilizzate il resto del tempo per delle domande, per delle interazioni col pubblico.

Non dimenticate mai che quello che conta in un discorso, quello che deve essere chiamato all’azione, qualsiasi essa sia, è chi vi siede di fronte.

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Comincia bene la giornata

Ecco un segreto per far sì che le tue giornate comincino in maniera positiva.

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Mettersi nei panni dell’altro, quindi stabile una connessione empatica, è sempre di grande aiuto.

Come vi sentireste (o vi sentite perché forse vi capita spesso) se le persone vi dicessero “ma come sei ingrassato”, “come sei pallido”, “ma come ti sei vestito male stamattina”, etc.

Provereste probabilmente rabbia, frustrazione, sconforto. Nella migliore delle ipotesi indifferenza, ma di certo nulla di positivo.

Per evitare che le altre persone, provino nei vostri confronti i sentimenti di cui sopra, dovete assolutamente evitare questo tipo di atteggiamento nei confronti di familiari, amici, colleghi. Al contrario! Sorprendenteli con qualche piccolo complimento e notate le reazioni.

Vedrete come sarete accolti con più fiducia, con un sorriso.

E’ la famosa legge secondo la quale l’universo ci restituisce quello che doniamo.

Fantozzi, l’amato e paradossale personaggio di Paolo Villaggio, era vittima di tutte le angherie del mondo e vittima anche dell’universo. Quando gridava il suo nome in una valle, la stessa eco gli rispondeva “merdaccia!”.

 

Se volete che gli altri siano ben disposti nei vostri confronti, siatelo voi per primi nei loro.

 

Vedrete, successivamente, come stabilire canali comunicativi efficaci diventerà molto, ma molto più facile.

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A cosa servono le emoticon

Non usare le emoticon può essere molto sconveniente. Vediamo perché.

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Nate negli anni ottanta, le emoticon sono entrate a far parte del nostro modo di comunicare.

 

Le e-mail hanno quasi del tutto sostituto la posta cartacea, le chat di Facebook, Messanger, Instagram e Whatsapp impegnano gran parte della nostra giornata. Le usiamo per piacere, ma anche per lavoro.

 

E' un modo di comunicare è velocissimo, in tempo reale e spesso ci impegna in maniera multipla: mentre mandi un’e-mail, rispondi tramite whatsapp e ricevi, allo stesso tempo, un messaggio su Instagram!

 

La comunicazione multipla e in tempo reale va a discapito della comprensione e dell’interpretazione del messaggio, le quali sono affidate sempre al ricevente.

 

Facciamo un esempio: Laura scrive in maniera scherzosa a Marco “non mi va di vederti stasera” e questi interpreta il messaggio in maniera seriosa o addirittura cattiva.

 

Come evitare tutto questo? Utilizzando l’emoticon. Se Laura avesse scritto “non mi va di vederti stasera “ seguito da una faccina sorridente che fa la linguaccia, Marco avrebbe senz’altro capito che si trattava di uno scherzo.

 

Un messaggio breve, quindi non articolato, privo di argomentazioni, introduzioni o spiegazioni viene filtrato dal ricevente, il quale darà al messaggio un suo personale significato che non sempre ha valore oggettivo.

 

Se il ricevente è di pessimo umore, per esempio, potrebbe come nel caso di Marco, fraintendere le vostre buone intenzioni.

 

Quando parliamo possiamo utilizzare il linguaggio non verbale e paraverbale

, ma di certo non possiamo farlo con un messaggio scritto e di poche centinaia di caratteri.

 

Una faccina, un animaletto, un cuoricino diventano messaggeri di emozioni.

 

Le emoticon sono uno strumento da usare consapevolmente. Non farne economia!

 

Ci sono anche emoticon che diventano una vera e propria firma.

 

Qual è la tua?

 

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