Contenuto o forma

“Non è importante cosa dici, ma come lo dici”, sarà vero?

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La forma serve a rendere percettibile il valore di un oggetto o in questo caso di un discorso.

Come esseri umani percepiamo, attraverso i sensi, un contenuto tramite la forma.

Alcune aziende anno fatto del packaging, l’involucro contenitore, una vera è propria arte, spesso anche a discapito dell’ambiente.

Quando ero a New York, non lo dimenticherò mai, sono rimasto sconvolto dalla quantità di plastica utilizzata per il cibo d’asporto. Pareva che dovesse essere bello piuttosto che buono e, la maggior parte delle volte, era proprio così!

Forma e contenuto sono efficaci quando sono uniti tra loro da un legame forte.

Si pensi alla Apple: unisce innovazione tecnologica e affidabilità a forme accattivanti (packaging compreso). Oppure a marchi come Ferrari, Lamborghini o ai vari profumi. Una bella bottiglietta deve contenere un’essenza accattivante.

La forma esalta il contenuto a patto che quest’ultimo abbia sostanza. Questo crea un rapporto di fiducia, nel tempo, con chi ti ascolta.

Per quanto mi riguarda, il lavoro sul contenuto è imprescindibile. Per poter parlare bene in pubblico, bisogna studiare e prepararsi per bene. Avere, insomma, qualcosa interessante da dire. Il “come” subentra in un secondo momento.

Se non sai come dire qualcosa, prescindendo da quanto interesse essa possa suscitare, non ti ascolterà nessuno e la tua fantastica idea rimarrà chiusa in un cassetto senza avere alcun impatto sulla società.

Devi lavorare sul contenuto e dargli forma. Questo è il segreto.

Attraverso le tecniche di public speaking riuscirai ad esprimerti al meglio, ma ricorda e te lo ripeto, non tralasciare mai il “cosa” stai dicendo.

A tal proposito, interrogati sempre con un segreto “e quindi?” Alla fine di ogni concetto espresso.

Ho scritto questo post e quindi? Cosa volevo dire?

Che va bene migliorare la forma fino a trovare quella giusta, ma che il senso di quello che dici è fondamentale.

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Come fare le presentazioni

Le feste sono le occasioni migliori per poter conoscere nuova gente e, spesso, per consolidare rapporti sociali.

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Festeggiare un compleanno, per esempio, potrebbe essere un’ottima strategia per porsi in una posizione di vantaggio, quella di “padrone di casa”.

Questo comporta però degli oneri e delle particolari attenzioni, soprattutto quando si deve introdurre un nuovo ospite.

Tra un cocktail ed un altro, ti capiterà di dover fare le presentazioni. E’ per tanto necessario seguire alcune semplici regole.

Chi presentare prima?

Il galateo in questo casi ci viene in soccorso. La regola prevede, infatti, che la persona meno importante venga presentata a quella più importante; che l’uomo venga presentato alla donna - un po’ fuori moda, ma utile in certi contesti formali; e che la persona più giovane venga presentata alla quella più anziana.

Fin qui tutto bene, ma non basta.

Limitarsi a dire: “Gianna ti presento Alfredo”, potrebbe lasciare i due ospiti muti e in una situazione di totale imbarazzo!

Come evitare questo spiacevole inconveniente?

Aggiungendo qualche informazione in più, dopo che si è detto il nome, che possa stimolare la conversazione. Per esempio: “Gianna ti presento Alfredo, è nuovo in città e viene da una delle zone più belle d’Italia, dalle Alpi. Ha appena pubblicato un catalogo fotografico sulle Dolomiti… “.

In questo modo Gianna avrà un argomento di conversazione e l’imbarazzo tra i due scomparirà.

Fare delle buone presentazioni farà di te un buon ospite e i tuoi party potrebbero, nel tempo, diventare degli appuntamenti ai quali sarà impossibile rinunciare.

Ora che conosci anche questo piccolo trucco, organizza subito una festa di compleanno!

PS

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Esercitati tutti i giorni

La pratica costante è la chiave del successo.

Se vuoi imparare qualcosa, devi mettere in pratica le competenze acquisite. Come?

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Quando andavo a scuola elementare, il maestro ci faceva compilare pagine e pagine di lettere per poi passare alle parole e poi ai dettati. Attraverso questo processo, lungo, ripetitivo ed a volte noioso, gli alunni imparavano a scrivere.

 

L’arte del parlare in pubblico richiede la stessa dedizione. Ti starai chiedendo: non avendo tutti i giorni conferenze, colloqui o riunioni, quando poterti esercitare.

Tutte le volte che, nell’arco della giornata, parli con qualcuno.

 

“E’ impossibile non comunicare” diceva Paul Watzlawick. Si comunica nel momento in cui si entra in un luogo o addirittura stando immobili alla fermate del bus. Si comunica prima di cominciare a parlare. Ogni momento della tua giornata è, quindi, un’occasione per praticare e per migliorare.

 

Pensa ai centometristi. La loro gara consiste nel percorre nel minor numero di secondi possibile 100 metri di pista, ma per poter ottenere quel risultato, si allenano per chilometri e chilometri tutti i giorni.

Allo stesso modo, un discorso di venti minuti, per esempio, richiede ore e ore quotidiane di pratica

.

Per poter far sì che questo processo diventi sempre più efficace, devi investire risorse, tempo e concentrazione ed essere in continuo allenamento ti sarà di grande aiuto.

 

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Parlare faccia a faccia

Quando parliamo di public speaking, non ci riferiamo solo a conferenze o all’essere su un palco, microfono in mano, di fronte ad un pubblico numeroso, ma anche di comunicazione “one to one”, cioè tra due persone.

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Questa avviene tutti giorni e si verifica quando si affrontano colloqui di lavoro o esami o vendite.

Presi dalla smania del successo, cioè di voler fare bella figura, siamo spesso molto preoccupati da cosa dire. Pensiamo alla risposta, piuttosto che ad ascoltare quello che ci viene detto o chiesto. Questo tipo di atteggiamento è molto nocivo, perché crea una grande distanza tra gli interlocutori.

Il mio suggerimento è quello di concentrarsi sull’ascolto anziché sulla produzione. Sii presente, crea un rapporto empatico con chi ti sta di fronte.

Quando sei in difficoltà spesso chiami quell’amico in grado di ascoltarti, che pur non avendo risposte a problemi forse complessi, ti siede di fronte senza interrompere, né giudicare.

E’ un modello vincente di persona che sa ascoltare e parlare in maniera pertinente.

Prima di sciorinare le tue competenze, in un colloquio di lavoro, cerca di capire bene cosa, la persona che ti sta di fronte, sta realmente cercando e vedrai che riuscirai a creare immediatamente una relazione con il tuo intervistatore.

La conversazione one to one non è una gara di competenze, ma un semplice dialogo tra due persone. Vedila in questo modo e le tue paure smetteranno immediatamente di tormentarti.

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Vi è mai capitato di dover parlare una lingua straniera e di provare un imbarazzo tale da rimanere impietriti?

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Capita in vacanza, capita tutti i giorni se vivete come me in una città internazionale e potrebbe capitare anche per lavoro, per esempio il vostro capo decide di mandavri all’estero a presentare un progetto.

Prescindendo dal livello di conoscenza della lingua, a tutti può succedere di non sentirsi a proprio agio.

Perché accade questo?

Quello che prende il sopravvento è il cercare di evitare il giudizio altrui: “ascolta come parla male in inglese”; “ma hai visto quanti errori commette” e cosa fai per sottrarti a tutto ciò? Cerchi di concentrarti per non commettere errori grammaticali. Ma più sei concentrato e più il panico e gli errori aumentano.

Parlare in pubblico in un’altra lingua è in effetti una bella sfida. Come superarla?

Devi innanzitutto accettare, tu in primis, che non sei un madre lingua e che come tale commetterai degli errori di grammatica e di pronuncia. Pensaci, raramente uno straniero che si sforza di parlare in italiano viene giudicato male. Anzi, viene apprezzato per il suo impegno. Perché allora gli altri dovrebbero giudicare male te. Il peggior giudice di te stesso, come al solito, sei tu. Pensi che gli altri pensino quello che tu pensi debbano pensare! (bel gioco di parole).

La realtà è spesso più amica.

Parlare in pubblico in inglese, tedesco, spagnolo, cinese non è un esame. La lingua è solo un mezzo che ti permette di comunicare con gli atri, una sorta ti terreno comune, dove sicuramente non tutti sono a proprio agio, ma che senza il quale non si potrebbe entrare in contatto gli uni con gli altri.

Concentrati quindi sulla tua mission, sul contenuto, su chi ti sta di fronte e non sul tuo modo di padroneggiare la lingua e poi… il tuo accento italiano sarà sicuramente di gradimento a molti!

"Se parli con un uomo in una lingua a lui comprensibile, arriverai alla sua testa. Se gli parli nella sua lingua, arriverai al suo cuore". (Nelson Mandela)

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