Hey coach, ma come devo muovermi sul palco?

A meno che tu non sia un navigato public speaker o un attore professionista, ti sarai sicuramente post* questa domanda!

E allora lascia che ti sveli alcuni segreti d'attore!

Per regole intendo come stare e muoversi sul palco, di fronte ad un pubblico durante le tue presentazioni.

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Sono delle regole semplici e precise che renderanno i tuoi speech sempre più efficaci. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Nella vita siamo abituati a muoverci on naturalezza. Se devi svolgere una qualsiasi azione ti rechi in un posto e la fai, con estrema semplicità. Il problema sorge quando sei sul palco o peggio davanti ad una telecamera.

Ti svelo ora i tre segreti fondamentali dell’arte di parlare in pubblico su un palco. Premetto che sono un attore professionista dal 1996 e che ho quindi una certa esperienza in merito.

Numero 1 - stai ferm*.

Non c’è cosa peggiore che il vedere una persona muoversi avanti e indietro senza senso su un palco. Questo denuncia scarsa professionalità e scarsa sicurezza in se stessi.

La paura, l’ansia e la timidezza ti portano a fare movimenti non giustificati e il risultato è che il tuo speech risulti poco chiaro. 

Impara a stare fermo, come fossi uno sceriffo in un duello di un film di Sergio Leone. Avrai notato che quelli di Ted Talk utilizzano un tappeto rosso come indicatore di postazione per i vari oratori proprio per evitare che cominciano a passeggiare senza senso.

Devo dire che il team di Ted ha avuto un’idea geniale.

Concentrati sulla tua postura, si aperto al pubblico, ma please, non passeggiare on stage!

Numero 2 - recati da un punto A ad un punto B.

A to B è un concetto fondamentale. Quando sentirai l’impulso di muoverti, va da un punto A ad un punto B con decisione precisa. A è il punto di partenza, B è il punto d'arrivo.

Numero 3 - PNF, Past, Now, Future.

Immagina di avere tre punti sul palco:

il primo sulla destra (dal punto di vista del pubblico) rappresenta il passato e qui parlerai di una tua esperienza passata, dell’inizio del tuo story telling;

Il secondo punto indica il presente e si trova la centro della scena. Qui ci parlerai della tua situazione attuale, del tuo qui ed ora;

L'ultimo punto che rappresenta il futuro. Qui ci parlerai della continuazione del viaggio, dei tuoi obiettivi, dei tuoi sogni.

Come vedi questo è un modo creativo per utilizzare lo spazio e per fare in modo che sia un ulteriore elemento di dialogo tra speaker e audience.

Esercitati e vedrai che le tue conferenze avranno un altro effetto. Mostrerai di essere un professionista che sa essere a suo agio quando fa public speaking.

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Non realizzare un goal è molto più dannoso di quanto si possa credere.

Sono tanti i goal prefissati e mai raggiunti e che riguardano le diverse sfere della vita: lavoro, produttività, salute, affetti, viaggi, sport, dieta, finanza, studio...

Una serie di obiettivi che finiscono nel dimenticatoio, lasciando uno strascico di frustrazione ed ansia che non fa altro che rafforzare credenze limitanti, senso d'inconcludenza e minare la fiducia in se stessi.

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Ma niente paura, sono qui per darti un buon consiglio da coach!

Darsi obiettivi è fondamentale. Non procrastinare e rispettare i propositi lo è ancora di più. In questo video ti parlerò di SMART Goal, cioè di come fissare obiettivi in maniera intelligente.

S.M.A.R.T. è un acronimo inglese che sta per Specific, Measurable, Achievable, Relevant, Time Bounded, ovvero Specifico, Misurabile, Raggiungibile, Rilevante e Limitato nel tempo.

Analizziamo questi termini uno alla volta. Pratica quanto ti dirò e vedrai crescere la tua produttività e di conseguenza la tua motivazione e la tua autostima impennarsi notevolmente.

S - Specific/Specifico.
Designa obiettivi in maniera specifica. Dire vorrei migliorare la mia salute non basta. Chiediti “che cosa intendo” per migliorare la mia salute? Dimagrire. “Cosa intendi per dimagrire”? Perdere trenta chili. Bene, bravo. Questo è un obiettivo specifico.
"Conoscere il vostro obiettivo è la chiave fondamentale per raggiungerlo". (Anthony Robbins)

M - Measurable/Misurabile.
Il goal deve poter essere misurabile per poter tenerne sotto controllo il progresso. Se il goal fosse “correre una maratona di 30 chilometri” devo avere una schedule di allenamento giornaliera o settimanale con i vari chilometri da percorrere durante l’allenamento.

A - Achievable/Raggiungibile.
Sognare è importante, ma bisogna imparare a farlo con i piedi per terra. Se il mio desiderio fosse quello di andare a vivere su Nettuno, dovrei interrogarmi e valutare la fattibilità di esso. Non essere troppo clemente con te stesso. Michelangelo Buonarroti diceva “Il più grande pericolo per molti di noi non sta nel fatto che i nostri obiettivi siano troppo elevati e quindi non riusciamo a raggiungerli, ma nel fatto che siano troppo bassi e che li si raggiunga." e Anthony Robbins dice "obiettivi limitati equivalgono a esistenze limitate, ragion per cui fissatevi gli obiettivi più alti possibili".
Punta in alto, sii ambizioso, accetta qualche sfida ardua, ma senza esagerare.

R - Relevant/Rilevante.
Simon Senek nel suo libro Find Your Why ci parla dell’importanza di avere un proprio “perché”, motore di ogni nostra azione. Chiediti perché vuoi raggiungere questo goal. Quanto importante per te sia il tuo buon proposito. Se non trovi una risposta a questa domanda, forse è il caso di rivalutare il tuo goal. Forse non è il caso di investire risorse ed energia che potresti dedicare ad altro.

T - Time Bounded/Limitato nel Tempo.
Quando, in quale giorno e che ora il tuo goal potrà essere definito come raggiunto? Determina una date di fine, una deadline, una scadenza e determinala in maniera precisa e specifica. Prendiamo i famosi propositi per il 2020 o per il nuovo anno in generale. Dire “l’anno prossimo” non è considerabile una scadenza. Dire il 30 Aprile alle ore 12:30 è una deadline precisa e imprescindibile.

Ultimo consiglio da coach è quello di designare i goal partendo proprio dalla data di scadenza e di determinare man mano le varie tappe necessarie per raggiungerli.

Scrivi tutto nero su bianco, possibilmente su agenda e calendario (anche online va bene) e vedrai, in questo modo, incrementare sempre più la tua produttività.

Segui anche gli altri miei contenuti, contattami, e continua così sulla strada del miglioramento personale.

 

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Il life coaching è davvero utile? E' un investimento? Sei scettico?

Sono un transformational coach ed ho potuto in prima persona, sulla mia pelle, provare i benefici del life coaching.

Ma cerchiamo di capirlo insieme.

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Se ne sente parlare molto negli ultimi anni. Su Netflix puoi addirittura trovare un documentario dedicato a Tony Robbins che si intitola "I'm not your guru".

Ogni coach ha un suo metodo e una sua filosofia e non tutti devono per forza piacerti.

La cosa rilevante, a mio parere, è che singoli, aziende di ogni dimensione, professionisti e non solo abbiano compreso l'importanza della figura del coach. 

Il coach ti permette di fare chiarezza sulla tua situazione attuale, sulle tue paure, le tue ansie e fa in modo che tu possa smettere di procrastinare e finalmente raggiungere obiettivi in tutte le sfere della tua vita. Coaching significa investimento di tempo e denaro, presa di impegno con se stessi. Il coach è più di un motivatore.

Il coach è illuminante.

Tramite un processo di ascolto, osservazione e domande riesce a farti osservare la realtà da nuove e diverse angolazioni.

Ed ecco che i problemi diventano sfide, i giudizi si scoprono essere auto-giudizi e le credenze limitanti vengono a galla.

Cresce la sicurezza in se stessi e la trasformazione prende atto.

 

Se vuoi saperne di più, contattami pure.

 

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Mangiarsi le finali è un vizio molto diffuso!

Per chi poi è costretto a parlare in pubblico per lavoro, insegnanti a scuola o all'università, professori e imprenditori in conferenze, giornalisti in televisione o in radio o in interviste, ma anche per chi non fa public speaking ma semplicemente s'intrattiene con amici, questo problema è davvero fastidioso.

Il "pubblico" non ti capisce se mangi le finali (o le parole in generale).

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In teatro gli attori dicono "battere la finale" per indicare la corretta attitudine fonetica di pronunciare correttamente tutta la parola.

Se non pronunci le finali, la gente non ti capisce!

Niente paura o ansia! Per imparare a pronunciare le finali, non ti serve un logopedista, né un intero corso di dizione italiana.

Ti basterà applicare quotidianamente l'esercizio che ti mostro nel video.

Attento, in qualità di coach devo avvisarti che senza il tuo costante impegno, senza un minimo di motivazione personale, quello che vedrai resterà una semplice nozione. E', invece, necessario creare una nuova abitudine affinché il tuo cervello riconosca che alla fine della parola c'è una vocale e che questa va assolutamente pronunciata.

A differenza dell'inglese, del tedesco o del francese, l'italiano, un po' come lo spagnolo, è composto di parole che terminano con vocali.
Questo al 99%.

Se vuoi essere un buon public speaker e colpire, persuadere e chiamare alla CTA - call to action (all'azione) il tuo pubblico mostrando self-confidence (sicurezza in stesso) e autorevolezza, devi avere una buona fonetica.

Vediamo come.

Prendi un libro qualsiasi e comincia a leggere dal basso verso l'alto e da destra verso sinistra una parola alla volta lentamente.

L'esercizio consiste nell'aggiungere una "t" alla fine di ogni parola. Per esempio: casaT; aT; vadoT; e via dicendo. In questo modo il tuo cervello imparerà che alla fine di ogni parola c'è una lettera e che questa va detta e pronunciata chiaramente. Se avrai la costanza di fare questo esercizio tutti i giorni per qualche minuto al giorno sia pur leggendo tre righi, vedrai come già dopo una settimana non avrai più il problema di mangiare le finale e come il tuo comunicare diventerà chiaro ed efficace.

Basta solo un po' di pazienza e di volontà. Ricorda: esercitarsi due minuti al giorno per un mese è molto più proficuo che esercitarsi un'ora in un solo giorno.

Il cervello ha bisogno di tempo per poter sostituire una vecchia e cattiva abitudine con una nuova.

Non solo le finali, mangi le parole in generale?

Allora guarda questo video per scoprire altri brevi e pratici esercizi!

Buon lavoro

 

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Quello del mangiarsi le parole è davvero una pessima abitudine, ma non demordere, nulla è irrimediabile.

In questo video articolo del mio blog, ti darò quattro esercizi, quattro trucchi, per poter smettere di farlo.

Andiamo a vedere innanzitutto di cosa si tratta.

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Chi si mangia le parole, semplicemente non pronuncia tutte le sillabe che le compongono, ottenendo il risultato, a scuola, in ufficio, al lavoro o quando parla in pubblico, di non rendere comprensibili i propri discorsi.

Spesso è un vizio che ci si porta dietro dall'infanzia.

Da bambino hai cominciato a parlare in questo modo, mai nessuno, insegnate o genitore, ti ha corretto e col tempo questo vizio è diventato una brutta abitudine.

Come facciamo foneticamente a comporre le parole? Producendo un suono che prende forma nelle 7 vocali fonetiche (quelle grammaticali sono, come ben sai, cinque): i, é, è, a, ò, o, u. Se hai studiato dizione, sai bene di cosa sto parlando.

Le "e" e le "o" , acute o gravi, aperte o chiuse, sono quelle che fanno la differenza. Ma questa è un'altra storia. Dicevamo, emettiamo un suono attraverso le corde vocali e attraverso degli "incidenti" che chiamiamo consonanti, generati da un movimento del palato, della lingua o delle labbra, creiamo le consonanti e di conseguenza le varie sillabe. Se le pronunci tutte correttamente, va bene, ma se mangi qualcuna di queste, allora hai necessità di fare qualche esercizio che ti indicherò. Niente ansia e paura. E’ un problema di facile risoluzione.

Ci vuole solo un po’ di buona volontà e motivazione.

Nr 1. Il primo trucco è quello di rallentare. Chi parla molto velocemente tende a mangiarsi le parole.

La velocità del pensiero non è supportata dalla velocità dei muscoli facciali e dell’apparato fonatorio in genere. Pensiamo più velocemente di quanto parliamo e pensare veloce è un bene, ma parlare veloce non lo è affatto. Devi parlare lentamente. Quando fai public speaking, e non solo quando sei di fronte al pubblico, ma anche in occasioni di 1:1 conversation - conversazioni faccia a faccia, colloqui di lavoro, con amici o romantici - parla piano!
Rallenta e vedrai che avrai maggiore controllo della tua comunicazione.

 

Nr 2. Il secondo trucco è un esercizio. L’apparato fonatorio ha bisogno di essere allenato.

Ci sono muscoli del viso che per pigrizia, cattive abitudini, cadenze, etc, non utilizzi. Questo fa si che il tuo parlare risulti pigro, che la tua faccia si muova poco e che la tua comunicazione risulti poco tonica. Risultato? Ti mangi le parole. Qual è la soluzione? Fare tutti i gironi davanti allo specchio delle smorfie. Niente paura, non c’è nulla di male, nessuno ti giudicherà per questo. Puoi farle da solo, con amici e se hai dei bambini, divertiti con loro. Tornerà utile ad entrambi.

 

Nr 3. Terzo esercizio. Per poter allenare ulteriormente ed in maniera specifica la muscolatura facciale, esercitati con degli scioglilingua.

Comincia lentamente, pronunciali pezzo per pezzo, parola per parola e aumenta, rimanendo preciso, man mano la velocità. Vedrai che ogni settimana imparerai uno o due scioglilingua, farai colpo sugli amici, allenerai anche la memoria e la tua muscolatura facciale ne trarrà beneficio.


Ah, dimenticavo, tutto ciò fa anche bene alle rughe e non avrai bisogno di ricorre ad un chirurgo estetico, al silicone, al botox, 

 

Nr4. Il quarto trucco consiste nell’aprire un libro, un giornale o una rivista qualsiasi e cominciare da destra verso sinistra, dal basso verso l’alto, a leggere sillabando foneticamente (non grammaticalmente) le parole.
Questo è un esercizio importantissimo per il tuo cervello. Creerà nel giro di pochi giorni e settimana una nuova abitudine. Il cervello comincerà automaticamente a riconoscere le sillabe e grazie al tuo apparato fonatorio e alla tua articolazione facciale tonica e ben allenata, smetterai di mangiare le parole.

Il tuo parlare in pubblico ne trarrà davvero grande vantaggio. Ricorda, per dismettere una vecchia abitudine e sostituirla con una nuova, ci voglio giorni - alcuni parlando di 28 giorni, altri di 66 giorni - di allenamento costante.

Resisti. Dedica un minuto al giorno per ognuno di questi trucchi e diventerai un public speaker.

Questo lo puoi fare da solo o con l’aiuto di public speaking coach, ma come vedi, niente è impossibile. Serve solo applicazione, costanza e buona volontà.

Scioglilingua suggeriti.

1. Trentatré trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando.

2. Se l’arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi come si è disarcivescoviscostantinopolizzato l’Arcivescovo di Costantinopoli?

 

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