Esiste un lamento utile e un lamento nocivo ed è bene esserne coscienti.
Se il lamento utile è funzionale alla sopravvivenza, il lamento nocivo, al contrario, è una sorta di lente che ci dà un’immagine filtrata del mondo e che può farci molto male.
Vediamo i due casi di lamento, quello utile e quello nocivo, nello specifico.
Il lamento utile
Anni fa avevo una bici da corsa, l’avevo chiamata “Dama Bianca” come l’amante di Fausto Coppi.
Era piccola per me e mantenere l’equilibrio su di essa non era facile.
Mi era stata regalata da alcune amiche italiane e spagnole e vi ero molto affezionato.
Una notte a Berlino rientrando a casa da Mitte – allora abitavo a Prenzlauerberg – ho infilato la ruota anteriore nel binario del tram e… baaam ho fatto un volo!
Fortunatamente non ho urtato la testa ma solo la spalla, molto forte, senza rompermela.
Ho avuto difficoltà ad alzare il braccio in maniera completa per circa un anno.
Al momento della caduta ho emesso un grido di dolore e dei passanti mi hanno aiutato a rialzarmi.
Ho sentito il bisogno di lamentarmi perché avevo bisogno di aiuto e dopotutto a questo serve il lamento.
Questo è un caso di lamento utile, finalizzato alla richiesta di soccorso e quindi un vero e proprio meccanismo di sopravvivenza.
Il lamento nocivo
Vediamo ora un altro tipo di lamento, quello cioè continuo e fine a se stesso, paralizzante, nocivo.
Chi ne è affetto tende a lamentarsi continuamente del mondo esterno, della società, del progresso, del sistema, del passato, del futuro…
Tende, in poche parole, a portare la responsabilità sempre all’esterno, assolvendo se stesso, ma allo stesso tempo privandosi del potere dato dall’assunzione della responsabilità.
Tale atteggiamento è nel medio/lungo termine dannoso.
Analizziamo pro e contro del lamento nocivo
Il lamentarsi continuamente offre dei vantaggi:
- libera il lamentoso da ogni responsabilità
- lo eleva a rango di “puro”, cioè di colui che non ha nulla a che fare con questo mondo
- lo rende eterna vittima innocente
- lo pone sempre al centro di attenzioni tanto che spesso monopolizza le discussioni.
Ma attenzione, il prezzo da pagare è la perdita di credibilità, perché le persone mature sanno:
- che le responsabilità non possono essere solo e sempre degli “altri”
- che siamo esseri complessi e che nessuno è detentore della verità assoluta
- che è necessario riconoscere i propri errori e prendersene la responsabilità
- che bisogna avere rispetto delle difficoltà altrui e ascoltare anziché anteporre sempre il proprio dramma personale
Allora la soluzione dov’è?
Nel mettere i piedi per terra, raccogliere i cocci, rimettersi in bici e pedalare.
E con questo intendo:
- Dare uno spazio minimo necessario al lamento
- Prendersi le proprie responsabilità
- Valutare i punti di vista dell’altro
- Abbracciare la complessità del mondo
- Passare all’azione.
È estremamente importante mantenere il focus sul pensiero utile. Per saperne di più non ti resta che ascoltare l’82° episodio di Parola di Life Coach, il podcast del miglioramento personale.
Il mondo è pieno di pretesti per lamentarsi, ma è altrettanto pieno di opportunità da cavalcare.
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